VINO DOC VAL D’ORCIA TOSCANA


 

Il Sangiovese: Mito della Val d’Orcia e Vitigno Autoctono

Il Sangiovese è un vitigno autoctono originario della Toscana. Esso produce uva rossa di qualità anche in altre regioni d’Italia. Tuttavia la Toscana rimane la patria di questo vigneto antico quanto l’uomo. L’intera regione, nella variegata bellezza dei suoi paesaggi, coltiva con cura il Sangiovese da tempi lontanissimi.

Il nome del Sangiovese viene attribuito agli Etruschi. Questo popolo utilizzava il vino nei sacrifici rituali e nelle pratiche religiose. Nel testo etrusco più lungo che possediamo, il Liber Linteus, un tessuto di lino usato per avvolgere una mummia egiziana del primo secolo dopo Cristo, accanto alla parola vino, c’è il termine “s’antist’celi”, che mostra considerevole assonanza con l’insieme dei termini che definiscono il Sangiovese.
Altri studiosi riconducono l’etimologia del Sangiovese a Sanguis Jovis (Sangue di Giove), legando il vino ad uno dei simboli ancestrali che più strettamente lo richiama, il sangue.
La tipicità territoriale del Sangiovese e le sue origini toscane sono testimoniate negli scritti del 1500, documenti che attestano l’origine dei vigneti di Sangiovese presenti in Toscana e le caratteristiche di un vitigno “sugoso e pienissimo di vino, che non fallisce mai”(G. Soderini, 1590 in Trattato sulla coltivazione delle Viti). Gallesio nella seconda metà del 1800 scrive che “il Sangioveto è un’uva tutta toscana e forse la più preziosa delle uve di questo paese tanto caro a Bacco”.

Nell’ampio paesaggio vitivinicolo della Toscana, a Sud della Provincia di Siena, tra le vette del Monte Amiata, le colline e i boschi che costeggiano i fiumi Orcia e Ombrone, troviamo un territorio ricco di bellezze paesaggistiche, la Val d’Orcia, che si nutre di secoli di tradizioni e storia, di talenti affinati dalla continua cura e amore per la terra e dalla ricerca per la bontà dei prodotti. Il vino tra questi rimane il più sacro tra i doni che la terra ha potuto dare agli uomini.

Il vino per eccellenza, il Sangiovese, scorre come sangue vivo tra le vite degli abitanti della Val d’Orcia. La dedizione dell’uomo verso il vigneto continua ad esaltare la sacralità di un dono che solo chi conosce la qualità dei suoi frutti riesce a comprendere fino in fondo.

Importanza del vino di qualità

La produzione vitivinicola toscana raggiunge ormai degli standard qualitativi riconosciuti su tutti i mercati. La presenza di numerosi vini a Denominazione d’Origine garantiscono la ricercatezza di armonie e gusto che il vino toscano presenta al mondo intero. Sono assai numerosi i vini ottenuti con il Sangiovese, sia in purezza che congiuntamente ad altri vitigni.

Esso assume denominazioni locali diverse a seconda delle zone di produzione della pianta, caratterizzando il territorio d’origine e donando ad ogni tipologia di prodotto la ricchezza della sua adattabilità al territorio. Tra i grandi rossi toscani ricordiamo il Brunello di Montalcino, il Carmignano, il Chianti, il Chianti Classico e il Vino Nobile di Montepulciano. I Supertuscans conquistano il mercato internazionale e il Sangiovese viene riconosciuto con le sue qualità in tutto il mondo.

La qualità è fatta da tanti piccoli accorgimenti e la tipicità del vitigno rimane una delle ricchezze più grandi che il vino toscano deve al Sangiovese, poiché salvaguarda l’originalità e le tradizioni dal carattere forte. I vini che vengono prodotti con il Sangiovese sono sia vini da grande invecchiamento, sia di pronto consumo grazie alla plasticità del vitigno che ben si adatta a quasi tutte le tipologie di prodotto.

Il vino in quanto materia vivente, sensibile ad ogni minima trasformazione esterna, deve la sua piacevolezza a diversi fattori e parametri di valutazione. Il fattore umano, quello stagionale, la diversa adattabilità di un vitigno ad una data zona, la lavorazione, l’invecchiamento, la conservazione.

Tutti questi elementi se ben armonizzati offrono qualità eccellenti e sensazioni di piacevolezza che la degustazione e l’analisi organolettica del vino scoprono attraverso i dettagli della sua struttura. Il bouquet di aromi ed odori che il vino di qualità derivato dal Sangiovese produce, lascia impressa sul palato una piacevolezza di sensazioni in ogni degustatore.

La Val d’Orcia da origine ad importanti vini rossi di qualità: le Doc che si ottengono con le uve di Sangiovese vantano riconoscimenti e apprezzamenti notevoli.
L’Orcia Doc ha colore rosso tendente al granato se invecchiato; odore vinoso, fruttato; sapore sapido e armonico. Questo vino rappresenta un momento di vanto dell’enologia toscana. La sua ricchezza è dovuta all’impiego del vitigno autoctono, all’utilizzo di tecniche tradizionali di lavorazione, alla costanza e all’impegno, all’amore e alla dedizione verso una terra variegata nei paesaggi, ricca di sapori che la tradizione salda nei secoli e gli apprezzamenti in tutto il mondo restituiscono come garanzia di qualità.
La tipicità definisce gli aromi e la qualità del vino della Val d’Orcia, e diventa indicatore essenziale dei valori culturali e territoriali della zona. Il vino di qualità diventa testimone principale della ricchezza del cuore della Toscana.

I rigidi disciplinari dettano le regole da seguire per produrre vini Igt, Doc e Docg, sottoponendo a precise modalità l’impianto del vigneto, la produzione dell’uva, l’invecchiamento e la conservazione del vino. La qualità è quindi garantita da norme scritte. Ma nella terra del vino esistono regole codificate con il tempo, e l’innovazione e il rispetto della tradizione si sposano con la sapienza che l’uomo ha maturato con l’esperienza e la dedizione al vitigno originario.
L’enorme merito del contadino della Val d’Orcia è di aver lasciato invariato nel tempo il vitigno che meglio di qualsiasi altro rende la bontà del luogo e si fa portatore di storia, di cultura, di tradizioni e di gusto, supportato dalla grande adattabilità della pianta alla varietà di fattori ambientali e territoriali. Il Sangiovese è diventato testimone ed erede di una dedizione che dura millenni e che vede l’uomo pronto a creare armonie di gusto e sapori che nascono nel momento della cura del vitigno e finiscono con l’imbottigliamento e la conservazione del vino.

Il vino dell’Agricola Belladonna e la lavorazione tradizionale

L’Orcia Doc Malintoppo e l’Orcia Doc Antonio dell’Agricola Belladonna si ricavano rispettivamente dal Sangiovese vinificato in purezza (Malintoppo), e dal Sangiovese all’80% e con il Cabernet Sauvignon al 20% (Antonio).

Il vitigno è impiantato a 400 metri di altezza, nel Parco Artistico e Naturale della Val d’Orcia. I due vini rappresentano il risultato dell’impiego di tecniche tradizionali di vinificazione. Le sensazioni, i sapori e i profumi dell’uva e del territorio vengono restituiti ai vini durante tutto il processo di trasformazione dell’uva.

Durante la vinificazione, le diverse componenti degli acini (zuccheri, acidi profumi e colori) danno origine a quel complesso di qualità che poi ritroviamo nei vini. La raccolta manuale delle uve, il trasporto di grappoli intatti in cantina sono le fasi che in Val d’Orcia vengono eseguite per la vendemmia. L’uva viene poi diraspata e pigiata, con una macchina che stacca gli acini dai raspi (ricchi di tannini ruvidi) e poi li pigia in modo da favorire la fuoriuscita del mosto.

 

Il mosto comincia a fermentare grazie ai lieviti che si trovano sulla buccia dell’uva che trasformano gli zuccheri in alcol etilico, anidride carbonica e altri prodotti secondari, come la glicerina e l’acido succinico. La complessa attività enzimatica dei lieviti è inoltre responsabile dell’aroma che nei grandi vini genera, dopo opportuno affinamento, un affascinante bouquet di sapori e odori.

Nella vinificazione in rosso, il contatto del mosto con le parti solide (bucce e vinaccioli) è detto “macerazione” e può durare più o meno a lungo. Con una macerazione corta (5 o 6 giorni) si ottengono vini giovani molto ricchi di colore e morbidi, perché poveri di tannini. Per i vini importanti, da lungo invecchiamento, occorre aumentare il contatto tra vinaccia e mosto oltre i venti giorni.
I vini dell’Agricola Belladonna vengono vinificati in piccole botti di acciaio inox da hl 25 ed hl 50. La macerazione è di 18 – 20 giorni per Malintoppo e 23 – 25 giorni per Antonio. Questo processo consente la formazione degli aromi e dei profumi che si sono formati nell’uva grazie all’energia solare irradiata in quel determinato anno. Vengono ceduti dalle bucce ed è un fenomeno estremamente importante perché in esse è contenuto il carattere di quella particolare annata.
Le bucce inoltre trasmettono al vino la loro ricchezza nascosta, le proteine, che legandosi ai tannini durante l’affinamento rendono morbidi e vellutati i vini. E’ proprio durante la macerazione che l’uomo, in modo affascinante, entra in sintonia con il vino, assaggiando la bevanda fino al momento preciso in cui si decide di separare il vino dalle bucce.

Dopo la svinatura il vino viene travasato in botte, dove la trasformazione malolattica convertirà l’acido malico (caratteristico della mela verde) nel più aggraziato acido lattico, determinando un ammorbidimento nel gusto. A questo punto il vino è pronto per l’affinamento. Malintoppo rimane 9 mesi in acciaio inox e botti in legno e 2 mesi in bottiglia. Antonio rimane 4 mesi in acciaio inox , 8 mesi in barriques di rovere e 4 mesi in bottiglia.

Ai vivi colori della vigna e ai rumori della campagna aperta, si sostituisce il silenzio e l’atmosfera magica degli spazi della cantina, dove il vino prende corpo e aroma. Esso diventa morbido, di colore bruno, intenso e stabile. Il gusto si arricchisce delle sostanze cedute dal legno, i polisaccaridi, che conferiscono al sapore il tanto ricercato vellutato.

Il tempo armonizza i componenti della bevanda. E’ un tempo lungo quello dell’invecchiamento, un tempo magico nel silenzio e nella penombra della cantina.
Attraverso l’affinamento i precursori degli aromi diventano profumi, il bouquet si armonizza con il gusto e l’insieme diventa un tutt’uno. L’Orcia Doc dell’Agricola Belladonna è così pronto a portare in tutto il mondo gli aromi di una grande terra e le passioni di uomini straordinari.